Don Dino Campiotti parla di droga

Si è svolto nell’aula magna un interessantissimo dibattito sulle droghe, condotto in maniera impeccabile sotto l’egida della professoressa Settembri e di Don Dino Campiotti, un esperto in materia di recupero tossicodipendenti ed aiuto ai malati terminali di AIDS. L’incontro ha avuto inizio con la proiezioni di due video di carattere ironico sulla droga, seguito da un’efficace introduzione della prof Settembri che ha avuto modo di spiegare il punto di vista in seguito discusso da Dino Campiotti, il quale, presa la parola ha cominciato a raccontare la sua esperienza e conoscenza con la droga, avvenuta nel novembre del ’70. Conobbe un ragazzo quindicenne fuggito da una casa di recupero e lo portò con sé, mentre conosceva un mondo a lui nuovo, una finestra a cui si affacciò per la prima volta, scoprendo delle delicate problematiche mai affrontate in passato. Con questa scoperta la sua vita cambiò radicalmente e la conoscenza di persone con una vita resa vuota dalla tossicodipendenza lo mutò interiormente. Angelo, suicidatosi dopo anni di fatiche per liberarsi dalla dipendenza, Sergio che, fuggito alle Baleari per scampare alla galera, torna in Italia e viene incarcerato a Novara, ma non è presente sul territorio alcuna struttura che possa curare la sua malattia: l’AIDS. Il virus fa la sua comparsa, in Italia, per la prima volta nel 1982 e solo nel ’95 si diffondono le prime medicine anti-retro-virali, in grado di azzerare la carica virale ed aumentare il numero di linfociti per cm3 di sangue, la causa della morte per Aids, ovvero il virus dell’immunodeficienza acquisita. Don Dino racconta un’altra occasione in cui conobbe un ex tossicodipendente colpito dal virus dell’Hiv, che lo rese cieco e lo portò alla morte, facendogli scoprire un’altra visione della vita: quella interiore. In seguito a questi racconti, la prof. Settembri ha letto diversi passi del libro di un ex tossicodipendente, nonché persona a lui molto cara; frasi dure, schiette e dirette, senza mezzi termini: “Non importa di che sostanza ti fai o di quanta ne usi, il pericolo immediato è la dipendenza”. Questo è il messaggio che manda l’autore: sarebbe ingiusto dire che la droga non provoca una sensazione molto piacevole, ma dall’altra parte finisce con il “bruciare” la realtà e con essa le cellule celebrali, indispensabili come il cuore stesso, alla vita. Uno dei motivi che spinge i giovani a far uso di stupefacenti è forse l’adolescenza stessa, momento della vita in cui sembra di poter ribaltare il mondo con il solo pensiero, tante sono le energie che gli adolescenti si sentono in corpo, assieme alla voglia di stravolgere le regole e di riscrivere la storia, in un certo senso, rendendosi unici protagonisti: la ribellione, la trasgressione, l’opposizione e la rivolta sono i modi in cui essi esprimono se stessi. Tutto ciò non dovrebbe essere un mistero a nessuno, in effetti ma secondo il mio modesto parere ci sono un’infinità di possibilità di incanalare queste energie in attività certamente meno dannose, anzi, decisamente più fruttuose e salubri: la musica, la lettura, la sana attività fisica e chi più ne ha più ne metta. Sono tutte cose ripetute forse troppo, ma non sarà mai abbastanza ripetere che la nuova Marijuana è 25 volte più dannosa di quella che circolava trent’anni fa. E di ciò se n’è accorto anche il Maily On Sunday, autorevole rivista inglese che si è dovuta ricredere in merito a pubblicazioni di circa dieci anni fa, in cui affermava che la Canapa non avesse effetti dannosi sulla salute dei consumatori: poche settimane fa in prima pagina si chiedeva scusa ai lettori per quelle dichiarazioni errate e devianti. A che pro, quindi, drogarsi? Una bella corsa non sarebbe forse più utile? Si ha l’occasione di sfogarsi, le preoccupazioni si allontanano e fa bene alla salute. Perché no?

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