È stata accolta con entusiasmo l’iniziativa presa
dal nostro Istituto in occasione del giorno della memoria. Nell’aula
magna, assieme a tutti gli allievi delle classi quarte, un’invitata
speciale: Becky Behar, sopravvissuta alla strage compiuta dai
nazisti il 15 settembre del 1943 a Meina, all’epoca solo
tredicenne. Dopo una completa introduzione di carattere storico,
nella quale il marito della signora Behar ha dato tutte le informazioni
necessarie a far comprendere il contesto in cui si è svolto
l’eccidio, Becky ha cominciato a raccontare nei dettagli
tutto ciò che si ricorda di quel triste giorno: gli occhi
truci dei soldati delle SS, la cattiveria senza limiti nell’uccidere,
a volte semplicemente con una fucilata alla nuca, i cadaveri gettati
come materiale inerte nel lago e colpiti con le baionette per
farli affondare definitivamente. Si dice che quella strage non
fosse programmata, che fosse solo frutto dell’invidia dei
soldati bramosi di appropriarsi delle ricchezze degli ebrei residenti
nella zona, ma sta di fatto che non fu una missione intimidatoria,
fu solo frutto del delirio di onnipotenza di un manipolo di SS.
Forse l’ordine arrivò dall’Ufficio della Gestapo
di Milano ma…in fondo a che serve sapere chi commissionò
una simile crudeltà? Sta di fatto che, con voce triste
e grave Becky descrive tutto nei dettagli, tutto ciò che
ha scritto nel suo diario, in cui emerge la profondità
del suo dolore, un dolore ancora maggiore quando parla della scomparsa
dei suoi genitori, a cui era legata in modo speciale. Il padre,
tra l’altro, era il proprietario dell’albergo locale,
il cui nome, a chi conosce bene la storia della Seconda guerra
mondiale, suonerà tristemente famoso: l’Hotel Meina.
Era un albergo di ottima qualità, in cui, oltre a famiglie
ebree di nazionalità greca, soggiornavano importanti membri
della Mondadori che, all’epoca, aveva spostato i propri
uffici ad Arona ed altri personaggi come Lotte Froehlich, moglie
dello scrittore Mazzucchelli. Ma ad attirare l’attenzione
della divisione corazzata Leibstandarte “Adolf Hitler”
era proprio la presenza di famiglie ebree. Dopo aver raccontato
ogni emozione da lei provata, Becky ha lasciato spazio agli interventi
degli allievi che hanno avuto modo di chiarire i propri dubbi
ed esprimere le proprie opinioni. Al termine dell’incontro
Becky è stata salutata con un caloroso applauso dagli allievi
partecipanti. Se importante è il ricordo che si dà
a quel tragico giorno,in cui morirono 54 ebrei, Becky così
si esprime al riguardo: “I giorni di Meina hanno segnato
nella mia vita un trauma perenne; non sono più stata la
stessa, perché non è il fatto di essere sopravvissuto
che ti può dar pace”.
Roberto Sodano Carrabba 4C
Istituto
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